Riserva Naturale Orientata

Fiumedinisi e Monte Scuderi

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

A circa tre chilometri dall’abitato di Monforte e a poco più di un chilometro dal Santuario di Crispino, è ubicato il villaggio di Pellegrino, nato intorno alla devozione verso la Vergine Maria ed ai pellegrini che nel corso dei secoli hanno camminato e attraversato i Monti Peloritani; ma non solo, il piccolo borgo di Pellegrino nasce e si sviluppa lungo un percorso viario di fondamentale importanza storica, poiché una Regia Trazzera si arrampicava sui sentieri montani consentendo con estrema facilità e rapidità di raggiungere il crinale dei monti Peloritani collegando l’area Tirrenica con la Città di Messina e l’area Ionica dello Stretto.

Oggi Pellegrino è la Frazione montana del Comune di Monforte San Giorgio.

Nel piccolo borgo si possono ammirare angoli di tessuto viario Ottocentesco.

Il villaggio è sovrastato dal Colle San Sebastiano di origine quaternaria dove è possibile ritrovare e raccogliere conchiglie fossili.

Proseguendo verso monte, come anticipato poc’anzi, è possibile percorrere la strada che conduce verso le vette dei Peloritani.

Lungo il percorso si incontrano numerose sorgenti d’acqua.

È inoltre possibile raggiungere contrada Pistarina, dove, negli anni Sessanta del XX Secolo, è stato scoperto un insediamento preistorico a carattere agro-pastorale databile alla media Età del Bronzo, XIII Secolo a.C..

Continuando si raggiungono le pianure di Inadà e Lacini dove, ancor oggi, pascolano numerose mandrie di bovini, ovini e caprini e dove i pastori producono dell’ottima ricotta e prelibati formaggi.

A Lacini si può ammirare l’ex casina di caccia dei Principi Moncada oggi adibita ad azienda agricola e zootecnica.

Andando oltre si giunge da una parte nella piana di Lumirara mentre, in opposta direzione, si perviene presso Piano Giarre.

Queste contrade furono famose durante la Rivoluzione antispagnola di Messina in quanto furono teatro di una decisiva battaglia tra i Messinesi e le truppe Spagnole.

Proseguendo, infine, è possibile raggiungere la Riserva Naturale Orientata di Monte Scuderi.

Una porzione molto importante e considerevole di quest’ultima ricade infatti nel territorio comunale di Monforte San Giorgio.

Nella riserva sono compresi diversi fiumi, valli fluviali percorse da torrenti stagionali.

Monte Scuderi, alto 1256 Metri, è famoso fin dall’antichità, per la presenza di minerali che, dal XV Secolo, sono stati estratti a livello industriale come dimostrato dalla presenza di diverse miniere, ora inattive, di ferro, argento, zinco, piombo, tungsteno e rame.

Grazie a questa caratteristica i Monti Peloritani sono detti anche Monti Metalliferi.

La conformazione geologica di queste montagne è diversa da quella delle altre montagne Siciliane.

Questi monti, tra i più antichi della nostra isola, rappresentano la logica prosecuzione dell’Appennino Calabro con cui sono in continuità morfologica e geografica, e da cui sono separati dallo Stretto di Messina.

Sollevatisi durante l’epoca mesozoica e cenozoica (ere secondaria e terziaria, a partire da 225 milioni di anni fa), i Peloritani subirono numerosi mutamenti: la natura cristallina delle loro rocce è stata spaccata, frantumata, alterata al punto di essere stata trasformata in materiale sabbioso e poco coerente, detritico, che viene facilmente dilavato dai corsi d’acqua e trasportato giù dalle fiumare che, se non ostacolate nel loro percorso, tendono a trascinarne quantità ingenti, con grande accumulo di detriti a valle.

All’interno di questa riserva sono stati ritrovati anche interessanti reperti e testimonianze dell’Età Bizantina.

Gestita dall’Ente Azienda Foreste questa Riserva è stata istituita sul finire del 1998 e oggi vanta ricchissima flora e fauna.

I Monti Metalliferi sono il «paradiso» della coturnice.

Bellissimi esemplari di erica arborea, fanno da contrappunto a boschi di tutte le specie di roverella conosciute in Sicilia, che occupano i valloni e le altre aree più basse della riserva.

Le fiumare: veri e propri laboratori geologici all’aperto in cui miriadi di ciottoli di diversa origine minerale raccontano la storia delle viscere della terra e della natura fisica dei Peloritani.

Tra queste, la fiumara del Niceto, corso d’acqua di una bellezza paradisiaca: nelle zone più scoscese e ripide, grossi massi bloccano il corso del fiume costringendo l’acqua a formare cascatelle che creano a loro volta delle pozze d’acqua (denominate in dialetto unne al plurale, unna al singolare) o deliziosi micro-laghetti.

E ancora, risalendo il torrente Niceto e le sue cristalline acque perenni, è possibile intercettare la felce gigante preistorica (Woodwardiaradicans), una specie relitta del Terziario, tipica rappresentante di una flora tropical-montana che 70 milioni di anni fa caratterizzava le aree montuose di alcune regioni del Mediterraneo.

Poiché è una delle poche testimonianze di quella antica flora, è oggi da considerarsi un vero e proprio “fossile vivente”.

È inoltre il regno del merlo acquaiolo che qui trova una delle sue rare stazioni siciliane.

Sulle sue sponde si trova la tipica vegetazione adattata agli ambienti di ripa, rappresentata dal pioppo nero, da diverse specie di salice, dall’orniello, dall’olmo campestre e dall’alaterno, mentre tra gli arbusti si individuano gli oleandri, le tamerici e le ginestre.

Nelle diverse vallate, man mano che si sale in quota, al di fuori dei corsi d’acqua e sino ai 600-800 Metri s.l.m., domina la vegetazione a roverella, alla quale si associano il bagolaro, il castagno, il noce nostrano e il gelso nero.

La flora al di sopra degli 800 Metri è rappresentata soprattutto dal leccio, dalla carpinella, dall’acero fico, dall’acero montano, dal rovere, dall’agrifoglio e dall’alloro: un mix di piante sempreverdi miste a caducifoglie.

I terreni che invece hanno subìto maggiormente la presenza dell’uomo sono coperti da una vegetazione arbustiva tipica della macchia mediterranea, dominata da: arbusti di lentisco, peri selvatici e perastri, acanti, ginestre spinose, erica arborea, biancospino, ginestra dei carbonai, citiso, sparzio villoso, olivastri, ginestre odorose, corbezzoli, oleandri, sorbi, agrifogli, rovi, pungitopi, calaminta comunemente detta “nipitella”, ginestrino peduncolato comunemente detto “muddachina”, timo, rosa canina ed altre specie.

Il microclima particolare delle valli crea le condizioni per l’insediamento di piante endemiche e rare, tra cui il tiglio nostrano che riveste eccezionale interesse dal punto di vista naturalistico e scientifico.

Tra questi boschi vive una fauna tipicamente silvana: fra i predatori troviamo gatti selvatici, volpi, martore e donnole e fra le prede, conigli selvatici, lepri, micro-mammiferi arboricoli come il quercino e il ghiro.

Presenti anche animali del sottobosco come il topo selvatico, il riccio, l’arvicola di Savi, il toporagno di Sicilia, i pipistrelli.

Sui Peloritani passa la colonna migratoria di uccelli in transito sullo Stretto: da qui si avvistano i falchi pecchiaioli, un tempo oggetto di barbare stragi.

Tra i moltissimi rapaci nidificanti ricordiamo il velocissimo falco pellegrino, la poiana, molto diffusa in Sicilia, lo sparviere, abile cacciatore nei boschi e spettacolare nelle picchiate quando deve catturare le prede, i vari nibbi, oggi sottoposti a particolare tutela, il gheppio, che caccia nelle aree aperte e, non di rado, qualche lenario (Falco biarmicus).

Numerosi sono anche i rapaci notturni quali la civetta, l’allocco, il barbagianni, l’assiolo.

Nei versanti più asciutti e aperti, l’istrice trova il suo ambiente congeniale.

Valloni e fiumare ospitano una fauna variegata: le lucertole (la più comune campestre e la siciliana), i ramarri dalla smagliante livrea smeraldina, i gongili (simili alle lucertole, ma con corte zampette), gli emidattili, i gechi dal corpo tozzo e dalla pelle verrucosa, la testuggine comune (anche se rara); per gli anfibi sono presenti il rospo comune, la rana comune e la raganella.

Tra i serpenti, si possono incontrare il nerissimo biacco, il saettone, la biscia d’acqua e la vipera (l’unica ad essere velenosa).

Una menzione a parte va fatta per l’aquila reale, che qui nidifica, e per la rara Coturnice di Sicilia, specie minacciata, citata nel decreto istitutivo come una delle principali motivazioni per la realizzazione della riserva.

Sono ancora presenti anche i passeracei quali la cinciarella, il codirosso, il colombaccio, la cornacchia, il fringuello, la ghiandaia, il merlo, l’usignolo, il passero comune, il verdone, le allodole e i pettirossi; dei gallinacei non stanziali si ricordano per l’appunto la coturnice e la quaglia; dei columbiformi non stanziali il piccione selvatico e la tortora.

Molte sono le leggende legate a questi monti tra cui quella della scoperta di misteriosi tesori.