I Monumenti

Cenacolo

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L'Italia, si sa, è il Paese delle mille città, dei mille borghi ricchi di storia e di memoria, ognuno con le sue piazze , i suoi palazzi e le sue chiese. Anche Monforte S. Giorgio ha la sua piazza principale occupata scenograficamente dalla facciata monumentale della sua Chiesa Madre. In un'epoca di viaggiatori affrettati e di viaggi organizzati, se vi fermaste a Monforte solo poco tempo, potreste ricordare l'immagine della piazza e della chiesa, forse niente più di una bella cartolina, una delle tante belle immagini che si possono scattare e vedere girando per l'Italia, una bella chiesa come tante altre anche se piuttosto ricolma di opere d'arte. Finita la visita agli altari, ammirate le statue ed i pregevoli dipinti, finita la passeggiata panoramica, magari allietata da una ricca granita, che ricordereste sicuramente!, salireste di nuovo in macchina pronti per affrontare la prossima meta. Vi propongo invece un'altra visita, più lunga , più lenta, un vero viaggio nel tempo che ci porterà alla fine del 1500 partendo da Monforte S. Giorgio per arrivare fino a Roma. La porta magica attraverso la quale viaggiare nei secoli è uno splendido altare marmoreo che si trova in fondo alla navata destra della Chiesa Madre: l'altare del SS. Sacramento. E' un eccellente opera di scultura, realizzata prima del 1596, impreziosita da una generosa doratura in foglia d'oro zecchino e da colori vivaci e tenui.

Inserita tra le colonne e l'architrave, sopra il tabernacolo, vi è poi la parte più straordinaria dell'opera: una vera e propria stanza dove sono raffigurati a tutto tondo Gesù ed i dodici Apostoli durante l'Ultima Cena, in proporzioni a metà del vero. Entrati in chiesa non correte subito verso l'altare, fermatevi, guardatelo da lontano, abituatevi alla luce soffusa. Avvicinatevi lentamente e cominciate a percepire la ricchezza dell'oro, il suo splendore che fa brillare le forme delle cornici, del tabernacolo, delle statue dell'Angelo e della Madonna. Sopra, nella penombra, affiora la scena del Cenacolo. Via via che vi farete più vicini resterete meravigliati dell'abilità degli scultori, della finezza della decorazione e della sua strana composizione. Scoprirete particolari sempre nuovi e sorprendenti. Le colonne si animeranno di figure disposte tra i tralci della vite: sono uccelli che beccano chicchi di uva, lumache, tartarughe , topi campagnoli e scoiattoli. Una miriade di piccoli animali. Sotto il tabernacolo, ricco di figurine di angeli, potrete vedere i simboli della passione: la scala, le tenaglie, le fruste, le spugne intrise di aceto, la camicia di Gesù giocata ai dadi, che minuscoli ci sono anche loro. Ai lati del tabernacolo è riassunta tutta la parabola umana di Gesù, dalla nascita all'orazione nell'orto. Sopra il Cenacolo vi è tutta la Storia precedente. Leggetela bene quella frase scritta in lettere cubitali e ricordatela, ricordatela sempre: "Ecce Panis Angelorum Factus Cibus Viatorum". Ecco il pane degli Angeli fatto cibo per i viandanti. I viandanti siamo noi, i viaggiatori della vita, noi che attraversiamo il tempo e lo spazio ognuno con la propria storia , la propria vita, anche minima, anche insulsa. Siamo noi che viaggiamo.

Ma per andare dove?
Ecco allora che si apre la porta magica, quella stanza semi-buia dove si sta svolgendo una scena, una rappresentazione di una realtà che noi ben conosciamo. E' l'Ultima Cena. E' proprio il momento nel quale Gesù rivela agli Apostoli la consapevolezza del tradimento: uno di loro lo ha tradito. E' Giuda, che tiene stretta nella mano la sacchetta con i trenta denari. E' lui sì, ma tutti gli altri Apostoli si sentono chiamati in causa, trasaliscono, le loro espressioni sono stupefatte ma al tempo stesso si sentono coinvolti dall'accusa, devono dicolparsi.

Ma noi questa scena appena la vediamo, è buia, oscura. Come mai?
E qui c'è tutto il teatro della scena, c'è tutto il teatro della Sicilia.
Qui c'è la macchina scenica più incredibile che voi abbiate mai visto!

Vi ho detto all'inizio che ci vuole molta pazienza. Per vedere la macchina scenica dell'altare di Monforte S. Giorgio ce ne vuole moltissima.

Un giorno, del tutto casualmente, mi trovavo nella chiesa. Erano le ore 15 di un giorno di tempo incerto, con grandi nuvoloni che passavano velocemente nel cielo. La chiesa era buia e gremita per la celebrazione di un funerale, ovvero quel momento in cui si passa da uno stato all'altro, da un mondo all'altro. Improvvisamente, nel buio della chiesa, il Cenacolo si illuminò totalmente, come se si fosse acceso un faro nella stanzetta del Cenacolo. Le figure di Gesù e dei Santi erano ben evidenti mentre il resto dell'altare era buio. L'effetto scenografico era straordinario! Ma la cosa più straordinaria era che il giorno dell'evento coincideva con il solstizio!Il solstizio! La Pasqua! Avete capito? Il Cenacolo si illuminava scenograficamente solo nell’equinozio! E cosa ci faceva vedere?
La conclusione è amara. Siamo noi a tradire Gesù. Siamo noi Giuda. Siamo noi che rifiutiamo il cibo degli Angeli. E gli Apostoli, pur non tradendo, sentono di doversi discolpare, meravigliandosi.

E' una lezione terribile eppure assai contemporanea! Pensate al nostro tempo di passione, alla guerra ed alle atrocità dei nostri tempi. Sono le atrocità dei tempi passati. Sono le atrocità di sempre. Perché? Perché siamo noi che vendiamo la salvezza per trenta denari! Vendiamo noi stessi per trenta denari! Al massimo ci scandalizziamo, come gli Apostoli, ma non facciamo niente per cambiare la storia! Ma la soluzione di tutto è nel tempo assoluto, nel tempo della Pasqua, nel tempo dell'equinozio di primavera, nella rinascita del mondo. Se potete, venite a Monforte nei giorni dell'equinozio, alle ore 15, e vivrete l'esperienza artistica e mistica più intensa che voi abbiate mai vissuto. Abbiate pazienza e sarete ripagati, come nei nostri tempi: finiranno i giorni dell'inverno del mondo, verrà l'equinozio! Che messaggio! Che attualità! Ma chi c'è dietro questa incredibile macchina scenica? Chi l'ha progettata? Qui comincia il rebus. Gli archivi non ci aiutano nella ricerca. L'unica cosa certa è che l'altare fu ultimato nel 1596, ovvero fu iniziato prima di quella data.

L'altare è composto di molti pezzi non pertinenti tra di loro, ovvero non tutti i pezzi furono progettati per questo allestimento. Il punto di vista del Cenacolo, ovvero della sola scena dell'Ultima Cena, non è in linea con l'attuale posizione, bensì è molto più in basso.
Le scenette della Natività e dell'Orazione nell'orto non combaciano con il tabernacolo ed esso stesso ha motivi decorativi diversi dal resto. L'altare è dunque un assemblaggio di parti non progettate per essere insieme, ovvero riutilizza pezzi già scolpiti da altri scultori. L'altare è stato montato sfondando una parete della chiesa già edificata in precedenza, adattando la parete all'altare piuttosto che viceversa, ovvero la posizione dell'altare è determinata da ragioni interne all'opera. Il Cenacolo è stato scolpito da diversi scultori per sistemazioni diverse.

Il programma decorativo dell'altare, con scene dell'Eucarestia tratte dell'Antico Testamento, ha un riferimento preciso: l'altare del SS. Sacramento realizzato nella chiesa di S. Giovanni in Laterano, a Roma, in occasione del Giubileo del 1600. Quattro anni dopo la realizzazione dell'altare di Monforte! Incredibile! Eppure no. Nel '500 a Monforte nacque Stefano Tuccio, un gesuita, che poi si trasferì a Roma e divenne uno dei massimi esperti di Antiche Scritture dell'epoca. Stefano Tuccio era amico del Cardinale Bellarmino, molto vicino al Papa Clemente VIII, che ebbe un ruolo di rilievo nei lavori di sistemazione della Basilica di S. Giovanni in Laterano per il Giubileo del 1600. Nella stessa chiesa di S. Giovanni lavorò l'architetto Jacopo Del Duca, di origini siciliane e già allievo di Michelangelo, che lavorò a Messina alla fine del '500 come architetto della fabbrica del Duomo. Alla fine del '500 la baronia di Monforte era retta dal barone Saccano, sovrintendente ai lavori della fabbrica del Duomo di Messina. Nella stessa fabbrica l'architetto Jacopo Del Duca realizzò l'altare del SS.
Sacramento secondo un suo progetto e non tenendo conto del lavoro già eseguito nella metà del '500 da Andrea Montorsoli, pure lui allievo di Michelangelo, e da Martino Montanini, nipote del Montorsoli. Chi lo direbbe oggi che a Monforte S. Giorgio si trova la prova dell'altare di S. Giovanni in Laterano, in Roma, che sarà realizzato dopo quattro anni? Sono problemi per gli storici dell'arte. Voi godetevi l'altare com'è oggi, con la sua attualità. Se potete, abbiate pazienza ed osservate l'altare durante la Pasqua. Non abbiate fretta, la primavera verrà.

a cura di: Alessandro Danesi