I Monumenti

Palazzo Baronale De Maria (XVI sec)

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(ITALIAN VERSION)
La presenza dei feudatari nelle terre di Casalnuovo, che ha come punto fermo il diploma del 17 Febbraio 1416 a favore dei Lancia (Lanza), dà per esistente, lungo la via di «franza», che arrivava davanti alla chiesa di Santa Maria, una consistenza pari a ventisette case, che tali rimangono fino al XVI secolo, quando avviene lo sviluppo agricolo della Baronia, cui seguono proporzionalmente, il ripopolamento degli aggregati rurali esistenti e la nascita di nuovi borghi.
Sembra che la sede baronale, ospitata per i primi secoli in quello che era stato il convento delle Clarisse, si sia definitivamente collocata nel Castello, poi Palazzo De Maria, alla fine del XVI secolo e lì certamente la trovano i Naselli e Saccano al momento dell’investitura avvenuta nel 1599. Si trattava di un palazzo ancora senza corte con, a levante, una costruzione che proprio la baronessa Naselli trasformò in Cappella.
Il primo quarto del XVII secolo fu caratterizzato, nel comprensorio delle Caronie, da una crescita demografica di almeno il 25 per cento. A ciò faceva riscontro un pesante brigantaggio che portò, per i rischi che si correvano nelle campagne, all'incremento della popolazione dei centri abitati, in particolare a Casalnuovo, nelle vicinanze del palazzo baronale, presso il quale sorgono piccole case con tipologie rurali e stalle annesse.
Prova di ciò è che nel 1699 la cappella creata dai Naselli venne adibita a Chiesa della comunità circostante e fu aperta una porta, a ponente, sulla strada pubblica che fiancheggiava il palazzo, per consentire la fruibilità ai contadini residenti ed alle loro famiglie. Solo dopo il 1740, per volontà del Principe d’Aragona, nasce la corte (o baglio) per chiusura del fronte strada, sul cui asse furono inseriti i portali. Ne nacque un complesso organico, dominante l’abitato, ben restaurato con piena dignità settecentesca, la presenza di cornici, paraste e balconi di pietra.
La chiesa, della quale abbiamo già riferito, ben inglobata al complesso, rimaneva sopraelevata di circa 1 metro dal piano della corte.
Il rifacimento della copertura a 5 capriate portava impresso sulla terza:
«caritas fuit excellentissimi Principis Aragonae 1740».
Il prestigio al complesso edilizio deriva, ancora oggi, soprattutto dai due portali: il portale d’ingresso, formato da conci di pietra locale con una chiave ornamentale, è leggermente aggettante e diventa di grande dignità per la geometria dei suoi elementi di notevole dimensione; il portale interno, di fattura più classica, fa da cerniera della corte, costituita da corpi di fabbrica ad una elevazione fuori terra di natura modesta e di uso strumentale ai servizi del palazzo. L’avvento dei Borboni e le mutate legislazioni fanno venir meno l’interesse baronale per la gestione delle terre. I feudatari tendono a risiedere nelle città e, man mano perdono il controllo del sistema della gestione feudale che, in virtù dello ius populandi, in vigore fino al 1812, consentiva anche l’acquisto delle terre con i titoli ed i privilegi connessi, permettendo di fatto facili avvicendamenti nella titolarità dei feudi.
Il 15 Ottobre 1766 il principe d’Aragona, come già detto, vende al Barone di Cavaleri, Francesco Antonio De Maria, i titoli di proprietà del feudo di Casalnuovo ed entra di diritto, con il titolo di barone di Casalnuovo, fra i componenti del Parlamento di Sicilia. Non facendo riscontro alla compravendita un vero interesse per l’amministrazione del feudo, ma piuttosto il prestigio di divenire, come già detto, il ventesimo Barone, Pari di Sicilia, di fatto anche il castello baronale di Casalnuovo viene congelato e, solo, sul finire del XX secolo, si ha traccia del consolidamento di alcune murature esterne, prospicienti il baglio, effettuate con materiali assai diversi dagli originali. Fortunatamente si salvano dagli interventi modernisti i prospetti esterni che rimangono integri, mentre la Cappella, più tardi, ormai ridotta a rudere, rappresenterà una triste immagine di desolazione, fino alla totale demolizione dei giorni nostri.
All'interno, oltre ai locali di servizio, vi è una sala con attrezzature museali etnoantropologiche (Museo Arti e Tradizioni), mentre il piano superiore risulta destinato a biblioteca, sala conferenza (100 posti), sala conferenza. degli scudi, (30 posti), sale esposizione fotografica Basicò nel passato.
All'esterno del palazzo, e fino ai primi del ’900, esistevano dei lampioni a petrolio in ferro battuto, quasi a testimoniare il passaggio dalla penombra delle fiaccole alla luce viva, ma anche come segno che, all'epoca, le strade erano illuminate.
Negli anni ’70 del XX secolo, numerose difficoltà hanno caratterizzato la gestione dell’immobile: le amministrazioni comunali, via via succedutesi, avevano acquistato porzioni immobiliari.
Man mano iniziò l’uso pubblico del bene che, in una prima fase, si concretizzò con la destinazione a campo sportivo di una porzione laterale del giardino retrostante l’immobile, sventrato dalle ruspe per abbassarne il livello e cementificato nella parte a strapiombo;
oggi, con piena titolarità dell’attuale Amministrazione comunale, a seguito dell’esecuzione di un organico progetto 19 tendente a valorizzare l’immobile sul piano storico-culturale, è stata realizzata, nelle aree scoperte del vecchio giardino, una passeggiata che consente ampi spazi espositivi esterni ed un piccolo anfiteatro per rappresentazioni estive ed incontri cittadini, nel contesto del recupero della memoria del patrimonio storico-culturale ed artistico siciliano, anche come attrazione di flussi turistici interessati agli itinerari storico-archeologici, di cui la provincia di Messina è assai ricca.

(ENGLISH VERSION)
On October 15, 1766,the Prince of Aragon sold the property to the Baron, Francesco Antonio De Maria of Casalnuovo (the ancient name of Basico’) which brought with it a seat in the Sicilian Parliament.
The public use of the property began in the 1970’s, when the municipal administration took full ownership and carried out the restoration of the buildings and the surrounding garden, including an amphitheare for summer performances and events.


Borgo San Giovanni Galice ( XVIII secolo )

A quel tempo, in Sicilia, intorno ai centri urbani, vi erano numerose proprietà in regime di latifondo che avevano prodotto la nascita di borghi contadini, qualche volta abbelliti per la residenzialità estiva nobiliare o signorile. A Basicò, il più importante rimane proprio quello in contrada Galice che, come vedremo in seguito, riveste interesse storico-architettonico significativo, essendo stata stagionale residenza patrizia, ben articolata. In tale complesso si hanno tracce di fondamenta risalenti al XIII secolo che potrebbero avere visto l’esistenza di un fabbricato, con annesse pertinenze rurali, legate alla gestione agricola, un tempo forse esercitata dall'Ordine degli Ospedalieri, per come abbiamo accennato prima.
Gli edifici sono stati più volte ampliati, subendo modifiche fino alla fine del XVIII secolo.
Il borgo contadino risulta via via modificato dalla presenza dei feudatari che lo ingrandiscono, nobilitandolo. Nel caso in specie, all’inizio dell’800, ai fabbricati viene aggiunta una piccola cappella, realizzata in unico volume con unico portale, riquadrato da conci squadrati e sormontati da un timpano, sul quale era dipinta una pittura votiva, e da un oculo in pietra lavorata; pregevole il timpano neoclassico che conclude il corpo di fabbrica. All'interno una piccola cripta ed un altare di fattura semplice, così come semplice, nel suo complesso sono le pareti. All'esterno un muretto a secco concluso da due colonne e un cancello coevo alla fabbrica e ben proporzionato. Il manufatto riveste interesse storico ed architettonico particolarmente importante ed è stato oggetto di apposizione di vincolo in base alla legge 1089 del 1939, con decreto n. 6977 dell’11 ottobre 1993, con il titolo di «Cappella Di Maria».
Si può considerare un utile documento della presenza di pregevoli aggregati edili rurali nel territorio della provincia di Messina. In base alle ricerche effettuate, il bene alla data del 14 maggio 1992 risultava intestato alle sorelle De Maria Bice, Concetta e Francesca, tutte fu Vittorio e a De Maria Francesco e De Maria Rosa, entrambi fu Ignazio. Non sembra sia stato mai ceduto, mentre le sepolture risultano essere state trasferite, una volta vendute le terre e le case, nel cimitero comunale di Basicò dove è stato edificato un Mausoleo che ospita le spoglie dei baroni De Maria, ornato del busto del Barone con alle spalle le nuove iscrizioni marmoree, mentre di lato sul muro di cinta del cimitero sono state fissate le lapidi originarie, provenienti dalla cappella feudale predetta. L’ultima baronessa De Maria, Ignazia Concetta, manifestò, espressamente e ardentemente, ai figli il desiderio di essere tumulata nel cimitero di Basicò, dove oggi riposa in una sepoltura posta, per volontà dell’estinta, nella nuda terra, accanto al citato sarcofago degli avi.
Un bronzo del Maestro Valeriani raffigurante la Santa Vergine del Monte Fileremo, Protettrice dell’Ordine degli Ospedalieri, ed un marmo ne ricordano la traslazione.


Tre Fontane

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Fontane antiche sparse nei quartieri del borgo ed ognuna con sorgenti proprie: "Taravello", "Carruggiotto", "Tre Fontane (in foto)"

Fuori dal Centro abitato disseminate nel territorio Le Fonti: "Padella", "Carruggeddu", "Mustaffi", "Biddicu", "Caleria" e "Toscano".