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L'Arte

L’esistenza di una chiesa a Condrò è documentata già nel lontano 1308, quando il cappellano (un prete di nome Riccardo) versò (come decima) all’esattore pontificio la somma di 16 tarì e 5 grana.
Sulla centrale piazza Umberto I si affacciano la chiesetta di Santa Caterina (VEDI RELATIVA FOTO ALLA PAG. ALBUM FOTOGRAFICO), da tempo non più adibita al culto, i resti del palazzo principesco e la chiesa Madre, datata 1571, dedicata alla Madonna del Tindari (VEDI RELATIVA FOTO ALLA PAG. ALBUM FOTOGRAFICO). Al suo interno, suddiviso in tre navate, spiccano pregevoli stucchi ornamentali.
Di notevole valore artistico è l’arredo ligneo costituito dall’altare maggiore, dal coro, dal pulpito e dal soffitto con il pannello centrale. Quest’ultima opera raffigura l’incoronazione della Vergine. Di ottima fattura anche l’armadio della sacrestia e il fonte battesimale in marmo e legno (VEDI RELATIVA FOTO ALLA PAG. ALBUM FOTOGRAFICO). Il tempio custodisce inoltre alcune tele di autori ignoti del XVII secolo, raffiguranti la Madonna del Carmine, le Anime del Purgatorio, San Nicola di Bari, una scultura su legno che rappresenta la Madonna col Bambino e Sant’Anna.
Oltre alla statua di San Vito, patrono del paese, nella chiesa sono conservate quelle di San Rocco, San Michele Arcangelo (datata 1660), San Giuseppe, Sant’Antonio, San Francesco d’Assisi, Santa Caterina, dell’Addolorata e un busto in terracotta dipinto di San Francesco di Paola. Tutte le predette opere, dal notevole rilievo artistico, risalgono al periodo florido compreso tra il XVII e il XVIII secolo.
Sull’altare maggiore è posta l’antica statua della Madonna del Tindari. Sull’altare in fondo alla navata di sinistra è sistemata la statua dell’Immacolata. Sull’altare alla destra, invece, è collocato un artistico crocifisso ligneo. Mentre più recenti sono le statue del Sacro Cuore e di Santa Lucia. Non c’è più traccia del gonfalone realizzato nel 1504 da Giovannello da Itala, aiuto di Salvo de Saliba. Proprio accanto alla chiesa madre si trova il monumento dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale. Il progetto dell’ingegnere Francesco Arcidiacono, fu realizzato dall’artista locale Giuseppe Nastasi e l’opera venne inaugurata il 24 maggio del 1935. Poco lontano, tra le piccole stradine, c’è ancora l’antica “cancelleria”, che fu per parecchio tempo punto di riferimento per il disbrigo pratiche dei condronesi, come ricordano i più anziani del luogo. Fino ai primi anni del ‘900 la gente alla “cancelleria” si rivolgeva per qualsiasi documento.
Sulla collina che da nord-ovest sovrasta Condrò, oltre all’incantevole e suggestivo panorama, si possono ammirare i ruderi dell’antico convento fondato dai frati Paolotti nel 1601 (VEDI RELATIVA FOTO ALLA PAG. ALBUM FOTOGRAFICO). L’atto di fondazione del convento, sorto nella chiesa della Santissima Annunziata fu stipulato il 5 novembre del medesimo anno, dal notaio Domenico Calapà di Gualtieri. Notevole fu l’importanza di questo convento, che ospitò due Capitoli Provinciali dell’Ordine e nel quale dimorò per un certo periodo il frate Paolo Puleo che avrebbe poi rivestito il ruolo di vicario generale dell’intero Ordine.
Agli inizi del ‘900, alcune stanze del convento ospitavano le scuole elementari del paese. Nel 1926 l’edificio, ormai in condizioni precarie, fu ulteriormente danneggiato da un incendio che ne compromise il suo utilizzo.
Nulla rimane invece di due precedenti conventi: quello dei frati Minori Osservanti, dedicato a Santa Maria di Gesù, esistente già prima del 1562 e quello benedettino femminile, sotto il titolo di Spirito Santo, fondato da Bernardo Bonfiglio.
E sulla loro sorte la storia è chiara . Entrambi furono abbandonati intorno all’anno 1600 perché ubicati in siti malsani, circondati da paludi.
Singolare fu la sorte che toccò al monastero di Santo Spirito che negli ultimi tempi, ormai in rovina, fu abitato da una sola monaca, suor Evangelista D’Amico, la quale, su sua esplicita richiesta, venne trasferita nel monastero della Terra di Rometta.
Al termine della salita San Giuseppe sorge la statua di marmo dedicata al santo e realizzata nel 1963.
Nel cimitero comunale si trova la tomba dell’illustro artista messinese Antonio Bonfiglio, nato nel 1895 e morto nel 1995, adornata da un’espressiva scultura in marmo da lui stesso realizzata, raffigurante il volto della Madonna e quello del Cristo morto. Bonfiglio, considerato una delle figure più importanti dell’arte siciliana di questo secolo, fu il primo scultore isolano ad esporre col bronzeo cieco alla biennale di Venezia nel 1928, dove poi partecipò costantemente dalla sedicesima alla ventiduesima edizione.
Egli, rifacendosi alla tradizione classicista, ha esercitato un ruolo di perfetto collegamento fra la scuola peloritana ottocentesca e gli artisti dei primi anni del novecento.
Al centro della creatività del Bonfiglio c’è sempre un particolare riferimento all’immagine femminile ed ai bambini. Le sue pregevoli opere hanno lasciato delle preziose testimonianze di un’arte sempre più apprezzata.

a cura di: Galvagno Antonino
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